Marco Proietti Mancini (Italia)

Gli anni belli

Finaliste Roman Publié 2013

Gli anni belli. Edizioni della sera, Roma (Italia), 2013

Sarà, ma nel titolo del romanzo di Marco Proietti Mancini vive un contrasto acidulo. "Gli anni belli" sono quelli alle porte della Seconda Guerra Mondiale, così come scorrono in una Roma in piena afa fascista. Il padre di Benedetto, il protagonista, è un provinciale risentito, che il Regime lo conosce bene e non vuole averci niente a che spartire. Benedetto, pure lui, quel regime dovrà conoscerlo da vicino, perché sta per arrivargli la chiamata. Due anni di servizio militare che termineranno con una cicatrice al braccio per non aver voluto fare un volontario passo avanti verso il futuro coloniale della Patria; e con l'iscrizione al Partito perché c'è poco da fare: o così o niente assunzione - e allora niente lavoro, niente famiglia, niente Elena. Benedetto corre ad iscriversi proprio quando ha definitivamente imparato a ragionare con la sua testa, a non appartenere a nessun duce.  
 

Benedetto non è un antifascista, non è neppure un anarchico: è troppo semplice per essere entrambe le cose. E' troppo semplice anche per spiegare compiutamente a se stesso che la sua scelta di aderire al Partito non è una faccenda da doppia morale e che la lealtà è un concetto da spiegare molto più di quanto serva a spiegare altri concetti. Però una cosa la sente: "La guerra è lontana, la vita è vicina"; come a dire che c'è un abisso messo lì a separare quel duce transitorio e il farfugliare ansioso di non essere scoperto delle sue dita nella mano di Elena, e tutte quelle piccole lettere ingenue che punteggiano l'attesa del ritorno a casa, e la vita che germoglia bianca nell'Elena ormai moglie. È un senso della storia - della "storia intima", però, quella che scorre uguale nel sangue della specie, tra le falde di duci e presidenti, là dove gli anni sono belli.

(Alberto Asero)

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