Louise L. Lambrichs (France)

Quelques lettres

d'elle

Primo Premio Narrativa Edita 2017

L'homme n'est pas d'une pièce, il est fait de tant d'expériences et traversé de tant de sentiments contradictoires qu'il est bien difficile, parfois, de savoir où il est.

Quelques lettres d'elle. La Rumeur Libre Éditions, Vareilles (France), 2017

Colonna vertebrale di Quelques lettres d’elle è la questione del rifiuto de facto della priorità logica e ontologica dell’inconscio, grande inganno della contemporaneità secondo Louise Lambrichs, che il romanzo sviluppa lungo il carteggio di una certa L., donna la cui intrigante personalità si lascia indovinare fra le righe di dialoghi incompleti (mancano difatti le lettere dei suoi interlocutori) che non cade mai nell’intimismo.

La scommessa sulla centralità della realtà dell’inconscio, insieme con la coscienza della sua sistematica negazione nel mondo contemporaneo, rende sospetta, agli occhi di L., il culto della “ragion ragionante” come unica istanza autorizzata a comparire sullo scenario ufficiale della conoscenza. Scissa dal fondamento inconscio che determina la sua costituzionale “fragilità”, la razionalità non convince del tutto e tanto la scienza come, spesso, la stessa filosofia, finiscono per occultare ancor più quella realtà che pretendono svelare.

 

Il declassamento della personalità alla sua superficialità razionale e impersonale che la negazione dell’inconscio implica e il disprezzo della corporeità (sessuata) come lente che informa ogni esperienza possibile della realtà, diventano evidenti nella questione di genere, altro importante leitmotiv che percorre l’opera. “La guerra fra i sessi mi annoia, mi sembra di una stupidità senza nome”, scrive L., perché, in fin dei conti, l’ossessione della razionalità, condannando alla clandestinità ogni intendimento della realtà che manifesti, in luogo di nascondere, il soggetto, imbavaglia tanto l’uomo come la donna.

 

Tesi di fondo di quest’opera di straordinaria maturità letteraria e persino di significativo respiro filosofico è dunque che la riconciliazione e ricomposizione del soggetto (ubicato, è necessario precisare, nel “baratro” che separa il pensiero dal cervello) sul suo fondamento inconscio, meta di qualsivoglia sano umanismo, passerebbe necessariamente per l’emancipazione dell’arte, e della letteratura soprattutto, in quanto conditio sine qua non di ogni possibile intelligenza della natura umana. È tuttavia precisamente qui, cioè sul punto della negazione radicale di ogni complementarietà fra scienza ed arte, che lo scientismo fa mostra della sua vera vocazione oscurantista: se dovessimo dare retta a quanto afferma, riflette L., “i romanzi travestirebbero le nostre verità mentre i saggi ci metterebbero a nudo”.

(Alberto Asero)

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